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In realtà avevo programmato di scrivere un post sulla vittoria di Biden e sul mio disprezzo atavico verso individui come Donald Trump, ma penso che mi dedicherò a questo argomento fra un paio di settimane, non appena si saranno calmate un po’ le acque (in realtà spero segretamente che Viso Arancione ne combini un’altra delle sue o che Melania lo lasci così da poter infierire giusto un pochino di più).

Comunque, ho già scritto i miei pensieri riguardanti gli effetti dei social media sulla psiche di giovani e meno giovani nel mio primo post, ma oggi vorrei approfondire l’argomento soprattutto parlando della mia esperienza personale. È inutile nasconderlo: tutte le donne combattono ogni giorno per ottenere una bellezza più o meno raggiungibile, per rispecchiare gli standard, spesso e volentieri irreali, della società moderna e per sentirsi benvolute e soddisfatte. Anche io.
La mia battaglia cominciò quando avevo circa tredici anni. Sapete, sono un tipo mediterraneo: occhioni da cerbiatto, labbra carnose… e una quantità industriale di peli. Ma non sto parlando di quegli innocui peletti diafani che sembrano la peluria di una pesca, destinati solamente alle bionde (quelle stronze!), no: si tratta di peli dalla forza simile a quella dei baobab africani, che non si smuoverebbero nemmeno al passaggio dell’uragano Katrina. I miei adorati peli non si riescono a eliminare definitivamente nemmeno con chili di ceretta a caldo, strani trattamenti laser o pinzette usate a mo’ di tagliaerba. Ignoriamo per un momento la pelliccia delle gambe, che probabilmente mi salverebbe da un’eventuale era glaciale se la lasciassi proliferare allegramente. Ciò che salta subito all’occhio sono i baffetti e le sopracciglia. Il primo incidente avvenuto con i baffetti risale alla prima superiore. Tentando di eliminare l’affezionata lanugine labiale con una striscia di cera da riscaldare con le mani mi sono strappata via metà del viso. Il risultato? Una bella crosta e una conseguente cicatrice di cui sarebbe stato fiero anche Mike Tyson, che poi ho tentato grossolanamente di coprire con un cerotto bianco gigante. Quest’immagine suscitò non poca ilarità nei ragazzini che prendevano con me il treno per andare a scuola. Il secondo (alquanto infelice) episodio riguardava le sopracciglia: se le lasciassi crescere incolte avrei due foreste amazzoniche strategicamente posizionate sopra entrambi gli occhi, quindi già alle medie decisi di correre ai ripari. Presi la pinzetta e, zack!, le mie sopracciglia presero di colpo le sembianze di due spermatozoi senza testa. Soltanto più corti.
I peli non sono l’unico problema: i primi tentativi di truccarmi furono anche peggiori. Quando provai ad usare l’eyeliner per la prima volta sembravo Pierrot sotto l’effetto di antidepressivi. Per non parlare dell’applicazione del mascara: se mi avessero visto i miei coetanei maschi all’epoca sarebbero impazziti i commenti riguardanti la mia bocca aperta a mo’ di pesce morente. Anche i miei abbinamenti non erano esattamente degni di quelle che oggi impazzano come “fashion blogger”: ricordo una collana con finte perle di plastica giganti color giallo canarino e improbabili fascette di rafia per capelli che non sarebbero adeguate neanche per i sobborghi di Kingston.

Alla mia età lo stile è un po’ diverso, ma la metodologia la stessa. Ho rinunciato alle collane di plastica e a quelle borse che andavano di moda qualche anno fa, quelle con conchiglie, denti di squalo e lacci penzolanti di pelle bovina, che non avrebbe avuto il coraggio di indossare nemmeno Toro Seduto. Mi depilo regolarmente, ho imparato a truccarmi e in una ventina di minuti con una bella doccia e un po’ di fard riesco ad avere un aspetto decente.
Il punto è un altro, però: ci depiliamo e ci trucchiamo per piacere a noi stesse o per cercare di raggiungere i canoni di bellezza della società?
Storicamente parlando, la peluria femminile ha sempre scatenato reazioni forti, contrariamente a quella maschile. La letteratura medica del diciannovesimo secolo, ad esempio, descriveva la “mostruosità” in varie sfaccettature: all’epoca i cosiddetti “freaks” spesso e volentieri erano costretti a esibirsi sui palcoscenici di tutta Europa, esposti a scherno, stupire e violenze. Il mostro del Medioevo si trovava principalmente nel contesto del significato religioso e appariva a causa dell’ira divina o dell’ossessione diabolica, mentre il mostro del Novecento rappresenta una deviazione razionalizzata e naturalizzata in categorie scientifiche. Le mostruosità hanno fatto parte dei discorsi etnografici fino all’inizio del diciannovesimo secolo, poi hanno assunto un ruolo centrale nella formazione della conoscenza. I mostri e le mostruosità non coincidevano completamente con le categorie analitiche dell’identità, del genere o dell’etnia, ma erano considerati violazioni della norma affascinanti e scioccanti. Le definizioni e i significati delle mostruosità e dei mostri non possono essere ridotti a differenze fisiologiche, ma fanno parte delle nozioni culturali e sociali del “normale” e quindi di un discorso politico sull’identità, che si è preservato nel corso dei secoli. Le donne pelose subivano lo stesso trattamento e venivano considerate mostruose cavie da laboratori. Julia Pastrana è l’esempio perfetto per descrivere questo periodo: famosa per il suo corpo eccessivamente peloso e la sua statura (era alta solo 1.40 m), Julia venne definita “la donna più brutta del mondo” e presentata ai freak show come “la donna scimmia messicana”. Dopo la sua morte nel 1860, la salma imbalsamata sua e del suo neonato furono esposte per anni in un’urna di vetro. In questo periodo, il pelo femminile veniva persino analizzato a livello psichiatrico, perché molti medici consideravano la peluria come un sintomo di malattie mentali. Ci tengo a ripetere che questo, ovviamente, non accadeva agli uomini: nel corso della storia, l’aspetto della donna è sempre stato soggetto di analisi e, purtroppo, significava anche molto spesso persecuzione o emarginazione.

multicolored Egyptian painting

Anche la storia, però, è molto spesso divisa: da un lato, la pelle liscia è considerata un segno di bellezza da diverse migliaia di anni, e dall’altro ci sono state donne barbute molto potenti (che bello, quindi magari i baffetti sono come i capelli di Sansone!). Nell’antichità e nel medioevo la barba femminile era considerata una sorta di mistero mitologico e un simbolo di potere contemporaneamente. La regina egiziana Hatshepsut (1479-1458 a.C. circa) indossava una barba dorata nelle occasioni di festa. La dea della femminilità era talvolta venerata come donna barbuta in tutto il Mediterraneo. Ciononostante, i primi rasoi in selce risalgono al sesto millennio avanti Cristo. Gli antichi Egizi, a quanto pare, erano un po’ confusi a riguardo, si toglievano i peli pubici per motivi estetici e inventarono molti metodi di depilazione utilizzati ancora oggi, come il famoso “sugaring”.

Il primo rasoio moderno per donne, “Milady Décolletée”, fu inventato da Gillette nel 1915. Con l’avvento dei film americani, questa tendenza ha raggiunto l’Europa e la depilazione femminile ha preso il sopravvento negli anni ’50.

Al momento, a mio avviso, ci sono due correnti di pensiero a riguardo: da un lato sempre più donne si mostrano al naturale e decidono di non depilarsi più, dall’altro le beauty guru dalla pelle liscia come il culetto di un neonato e il trucco immacolato 24 ore su 24 impazzano ancora su internet e sulle riviste.
Diciamoci la verità: il nostro amor proprio è messo a dura prova quotidianamente. Siamo circondate da immagini di donne bellissime, con seni prosperosi sparati verso il cielo come uno shuttle della Nasa, trucco perfetto a qualunque ora della giornata e capelli lucenti e impeccabili anche durante una tempesta di neve siberiana. Ma chi vogliamo prendere in giro? Io un po’ le ammiro, queste donne. Ho cercato a lungo di essere come loro, provando mille tipi di diversi fondotinta coprenti, quasi cavandomi un occhio tentando di utilizzare mascara dai nomi come “mascaracigliafoltissimeilcalcestruzzomifaunbaffofaisplendereituoiocchiperchétu vali” e comprandomi magliette con il colletto di perle. Giuro che ho provato ad essere così perfetta, ma non ci riesco. Se vedo una pubblicità con dei cuccioli maltrattati mi commuovo, mi cola la matita nera e sembro Morticia Addams dopo una rissa. Se tento di non sporcarmi ad una cena mi cadranno inevitabilmente circa dieci chili di sugo sul vestitino che ho comprato in svendita per sembrare chic e sofisticata. Ormai ho rinunciato a questa battaglia: non sono perfetta, al momento la mia situazione finanziaria non mi permette di comprarmi una borsa Chanel e ci sono dei giorni in cui non riuscirei ad eliminare le occhiaie neanche con la candeggina.
Ma quindi, che facciamo? Io direi che dovremmo farci tutti e tutte i fatti nostri, amare i nostri peli se decidiamo di non depilarci e amare le nostre gambe lisce se optiamo per il rasoio. Ciò che conta è non criticare sempre e comunque le altre donne, che purtroppo lo fanno già troppo spesso senza bisogno di aiuto esterno.

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7 Comments

  • novecentomilaepiu
    Novembre 10, 2020 at 6:24 pm

    la tua dettagliata descrizione mi ha strappato un sorriso…si sa che le more hanno da sempre una peluria accentuata dovuta a madre natura ma non disperarti perchè nessuno è perfetto….
    complimenti per il tuo blog e benvenuta su WP!

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    • camillavai
      Novembre 10, 2020 at 9:04 pm

      Grazie mille, e complimenti per la tua scrittura, ne ho approfittato per dare un’occhiata anche al tuo blog! 🙂 Ma sì, ormai ho trovato dei metodi di salvataggio e se non funzionano pazienza… il mondo è bello perché è vario (e peloso)! 😀

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      • novecentomilaepiu
        Novembre 11, 2020 at 2:29 pm

        …poi c’è un detto famoso “gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le more!!!”

        Reply
        • camillavai
          Novembre 11, 2020 at 9:09 pm

          E sotto sotto quelle che si divertono di più sono le rosse! 😀

          Reply
  • Ashley
    Novembre 13, 2020 at 6:27 pm

    What a wonderfully written piece, funny and sad, and I love thick dark hair! This love comes from my mother, my grandmother and my wife, all with thick dark hair. My mother and grandmother are no longer with us and my wife’s hair is now grey, just like mine! Celebrate yours 🤩🍷

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    • camillavai
      Novembre 16, 2020 at 9:59 pm

      Thank you for your very kind words, Ashley, they mean a lot to me! I’ve come to terms with my hair and I accepted that I’ll probably never win this battle… we can’t all be blond 😀 sounds like you were surrounded by wonderful women (maybe I’m biased), cherish your memories with them and also your grey hair. See you soon on your blog and thanks again!

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  • wwayne
    Dicembre 13, 2020 at 11:19 pm

    Gli anni 50 ci hanno regalato questo indimenticabile film: https://wwayne.wordpress.com/2020/04/07/un-amore-proibito/

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