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Dalle parole possono scaturire benessere e gioia?

Trovo difficile “essere felice”. Tantissime persone intorno a me sanno accontentarsi di poco: per loro, un raggio di sole, un gelato, un sorriso o una chiacchierata fra amici bastano a illuminare una giornata pesante, anche se solo per un attimo. Io, purtroppo, non sono mai stata così. Ho un rapporto molto particolare con il termine “gratitudine” e faccio fatica a lasciarmi andare e a godere di una giornata spensierata.
Nell’anticamera della mia mente ci sono spesso pensieri negativi che si insinuano come piccole formichine nelle fessure socchiuse del mio inconscio, solitamente senza un motivo preciso.
La mia natura è abbastanza cinica e pessimista, anche se il più delle volte cerco di motivarmi per raggiungere i miei obiettivi e non disperare. Gli inguaribili ottimisti e quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno a prescindere, però, mi stancano terribilmente e dopo una giornata di “positive vibes”, come si suol dire sui social al giorno d’oggi, solitamente sono esausta. Nonostante ciò, sono molto brava a camuffare il mio lato ombroso in pubblico e molto spesso, se sono in vena, posso essere una delle persone più scherzose e divertenti nella stanza. Considero il mio “io” pubblico una sorta di maschera che indosso per far sentire gli altri a proprio agio e perché l’educazione e le buone maniere hanno sempre avuto un forte impatto sulla mia infanzia, ma il mio spirito critico e tendenzialmente pessimista non mi rende la vita facile.

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Questo è un periodo difficile per tutti, per svariate e ovvie ragioni, e anche io, questa settimana, non ho esattamente sprizzato gioia da tutti i pori. Non ero neanche sicura di voler scrivere un post come da tradizione, ma gli impegni vanno rispettati e sono soddisfatta di aver trovato la voglia e la forza di scrivere un po’. Ho cercato di uscire dalla cosiddetta “comfort zone” e pensare a parole che emanano positività, come “sole”, “mare”, “luce”, ma anche “felicità”, “positività” e “gioia”.
Dopo aver raccolto un’insieme di parole di natura radiosa, ho tentato di sprigionarne il significato profondo attraverso un ricordo che si collega a tali termini, e mi sono soffermata su “gioia”. Avevo già scritto dei testi simili e vorrei condividere un ricordo gioioso con voi, perché le parole hanno un peso e i termini legati a ricordi che ci fanno sorridere possono migliorare un po’ la nostra giornata. Anche fare sport aiuta, ma se siete pigri come me e Madre Natura vi ha donato un metabolismo abbastanza veloce da poter essere degli schifosi lavativi per la maggior parte del tempo allora la semantica è ciò che fa per voi!

Gioia. La nonna di Novi, chiamata così per distinguerla dalla nonna materna, faceva le pulizie in un immenso appartamento che si affacciava su un cortile molto grande, perfetto per giocare a nascondino, per correre qua e là e collezionare gli innumerevoli ciottoli bianchi e grigi che si infilavano senza sosta nelle mie scarpe da ginnastica blu con la suola rosa fosforescente.
Mi ricordo il gigantesco cancello dipinto di verde che rappresentava un viaggio di sola andata in paradiso, che per una bambina di sei anni come me allora rappresentava giocare con Molly fino allo sfinimento.

Molly era la cagnolina della signora Margherita, che viveva nell’alloggio che la nonna tirava a lucido due o tre volte a settimana per arrotondare. Quando chiesi informazioni riguardanti la razza di Molly, la nonna mi spiegò che si trattava di una “bastardina”, una trovatella, senza una provenienza precisa, ma a me non importava. Molly mi sembrava bellissima, aveva il pelo nero e non più lucidissimo a causa dell’età. Nonostante non fosse più una cucciola giocherellona, era ancora in gran forma: non appena varcato il cancello verde, mi correva incontro e scodinzolava per ore come se non ci fosse nient’altro di più bello al mondo. Credo che nessuno sia mai stato così felice di vedermi. Ero una bambina abbastanza timida e taciturna con gli estranei e giocavo da sola per ore, inventandomi storie di draghi e principesse, di luoghi fatati dove avrei voluto spesso rifugiarmi. Molly fu la mia prima compagna di avventure, che mi adorava senza chiedere nulla in cambio. Forse è proprio questo il bello degli animali: gli esseri umani sono avidi, ti fanno un favore ma spesso vorrebbero essere contraccambiati con gli interessi, si offendono, sono complicati e molto spesso ti accantonano quando non hanno più bisogno di te.
Agli animali basta che tu sia tu, e che sia qui, in questo momento. Forse è proprio questo il segreto per essere più presenti e godere di più del momento che si sta vivendo, anche se è più facile a dirsi che a farsi.

Che cosa vi viene in mente quando pensate alla parola “gioia”? Avete un ricordo particolare che collegate a questo termine o si tratta di una sensazione più o meno effimera? Scrivetemi!

Foto in evidenza: (C) Brett Jordan

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6 Comments

  • Ashley
    Dicembre 7, 2020 at 7:07 pm

    Before I write about ‘joy’ could I suggest that we, all of us, can be both happy and sad throughout our lives! Our spirits are not completely critical and pessimistic or completely optimistic and positive.
    Joy! Only in a few moments of my life have I experienced joy! For me, the birth of my daughters, my wife overcoming cancer! Joy is such a high ideal; it is something I dream of and if it happens then I will celebrate. Joy is not something manufactured, it just happens!
    You draw me out, Camilla! 😘🤗🥰

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    • Camilla Vai
      Dicembre 13, 2020 at 10:07 pm

      You are very right, Ashley, it sounds corny, but without rain there would be no sunshine! Sometimes it’s not easy to recognise joy though, but you have been blessed with a few miracles. 🙂 Very glad to hear about your wife winning this battle and also about your daughters – how are they now? Have a nice evening and thanks for sharing your experience 🙂

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  • Gabriella Caiazza❀
    Dicembre 7, 2020 at 7:28 pm

    Anche io sono come te, anche se ultimamente ho capito che la vita è una sola e il solo modo per “viverla” è prendere le cose con più leggerezza (all’inizio risulta difficile, ma basta solo lasciarsi andare 😉 ).
    Quando penso alla parola gioia…mi vengono in mente le serate trascorse a parlare con mia sorella quando eravamo bambine. Mi tornano in mente le nostre risate, l’allegria che c’era nell’aria. Spesso attendevo con ansia la sera proprio per questo motivo, per discorrere del più e del meno con lei, per raccontarle le mie idee o per confidarle le mie paure.

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    • Camilla Vai
      Dicembre 13, 2020 at 10:05 pm

      Che bel ricordo, e che bello avere una sorella con cui si condividono momenti che ti riempiono di gioia per anni, fanne tesoro! Grazie per aver condiviso questo pensiero con me. 🙂 Hai ragione, la leggerezza non è poi così semplice come sembra, anche se viene sempre ritratta come una sensazione estremamente facile da provare… però tentare di pensare di meno in maniera catastrofica sicuramente aiuta! 😛 Buona serata! :*

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  • Erpi
    Dicembre 7, 2020 at 7:51 pm

    Secondo me il succo della felicità è un po’ questo: accorgersi poi di averlo vissuto quel momento.

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    • Camilla Vai
      Dicembre 13, 2020 at 10:03 pm

      Spesso la fregatura è proprio che te ne accorgi troppo tardi e quindi godi meno della felicità che stai provando. 🙂

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