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Al momento rivivo il brivido della vita da pendolare per cause di forza maggiore, dato che per qualche mese abiterò a casa di mia madre a Vipiteno finché il mio ragazzo non troverà un lavoro dopo la laurea, che al momento non è esattamente semplicissimo, quindi trascorro una buona parte della mia esistenza in treno. Per essere più precisi, trascorro una buona parte della mia esistenza a incazzarmi in treno, tra Vipiteno e Innsbruck. Abitare di nuovo con i propri genitori dopo un paio d’anni d’indipendenza è già un’esperienza particolare di per sé, anche se solo per qualche mese. Ci si abitua se ci si dà una mano a vicenda, ma è un po’ strano per tutti (a parte per i miei gatti, che mi vogliono di nuovo bene). Non pensate che la mia indipendenza significasse festini selvaggi, promiscuità e spensieratezza, anzi: credo che il colpo di testa maggiore in questi due anni e mezzo sia stato farmi rapare a zero a fine marzo dopo una crisi di nervi degna di Britney nel 2007. Altra trasgressione: nutrirmi di avanzi di pizza e cioccolata restando a letto dieci ore di fila guardando Netflix senza dover rivolgere la parola a nessuno e ignorando deliberatamente ogni tentativo di contatto nei miei confronti.
Detto ciò, questo non è un periodo facile per nessuno. Nemmeno per me. Ogni mattina mi alzo alle 6.10, faccio la pipì, spero che la doccia risvegli il mio spirito dall’oltretomba, elimino i residui di mascara che mi fanno sembrare Lady Gaga con l’orzaiolo e cerco di assumere sembianze umane.
Poi mi reco in stazione per prendere il treno delle 7.03. Ogni mattina, alle 7.03, puntualmente m’incazzo. Anche oggi, ovviamente. C’è un simpaticissimo e amabilissimo impiegato delle ferrovie che sale a Vipiteno e scende a Brennero che non si mette mai, e dico mai, la mascherina. Ora: se fossimo in Nuova Zelanda, dove il virus è sparito in un battibaleno, probabilmente spaventato dalla prestanza dei giocatori di rugby fra un haka e l’altro, lo potrei pure capire. Ma siamo in Italia, dove i contagi hanno raggiunto picchi altissimi e si sta chiudendo di nuovo tutto. Il controllore, suo amico, ovviamente non gli dice nulla e lui si intrattiene amorevolmente con altre cinque o sei persone, raccontando di essere appena uscito dalla quarantena e sputacchiando in giro come la mia bisnonna quando perse la dentiera. Alla mia richiesta di mettersi la mascherina, mi ha ironicamente fatto notare che lui, il virus, l’ha già avuto e che per questo motivo non lo può più contrarre. E io? E tutti gli altri passeggeri? Che poi il virus si può contrarre una seconda volta. E anche una terza.
Questo è solo uno dei tanti diversamente intelligenti che spargono i loro germi come se non ci fosse un domani. Ad Halloween si sono tenuti innumerevoli festini clandestini, mentre le terapie intensive scoppiano e il personale medico è di nuovo a pezzi, reduce da una primavera infernale. In treno (of course!) sento gente dire che non credono ai numeri diffusi dalla stampa, che non è vero niente, che non può essere vero. In Germania, in Italia e in altre nazioni europee si organizzano manifestazioni gigantesche per protestare contro la “dittatura sanitaria” e l’imposizione delle mascherine.
Pensano di vivere una dittatura, ma se fossero vissuti ai tempi del nazismo, Hitler li avrebbe fatti evaporare in una camera a gas perché mentalmente inetti. Non fraintendetemi: non sto augurando a nessuno la morte in un campo di concentramento e aborro tutto ciò che ha a che vedere con fascismo, nazismo e altre forme di persecuzione. Ma queste persone sarebbero state le prime a essere eliminate in una dittatura e non si rendono nemmeno conto del significato di questo termine. Lo stesso succede quando alcune donne inneggiano al fascismo e sostengono che “con Benito tutto ciò non sarebbe successo”. Effettivamente le donne, a quell’epoca, erano considerate semplicemente delle mucche da latte, utili solo per sfornare marmocchi e rassettare la casa, stando zitte e ubbidendo. Tutto ciò non ha alcun senso.

Questo è anche il periodo dove i complotti e le cospirazioni sono molto in auge. Ma perché le persone, anche quelle più impensabili come vostro zio o il vostro migliore amico, si lasciano influenzare e abbindolare da teorie palesemente fasulle? C’è gente che va in giro con cappellini in alluminio stile Teletubbies al Berghain, persone che sono fermamente convinte che Bill Gates voglia utilizzare microchip sottocutanei per controllarci, altre che pensano che la Terra sia piatta dopo secoli di scoperte scientifiche sensazionali. Come si fa a essere così convinti di avere finalmente scovato la verità assoluta? Nemmeno Tonio Cartonio dopo un’overdose di funghetti allucinogeni sarebbe arrivato a tanto. Secondo me, le teorie del complotto sono molto simili al razzismo. Le persone cercano sempre di trovare un capro espiatorio per la loro miseria materiale e interiore, per la loro vita insoddisfacente e per le loro lacune umane e professionali. Guadagni poco, trombi ancora meno e hai una professione del cazzo? È colpa dei migranti che vengono a rubare le nostre donne e i nostri posti di lavoro! Devi mettere la mascherina? Conte, la Merkel e Gesù Bambino sono degli incapaci!
A livello psicologico, quasi tutti abbiamo paura di perdere il controllo, soprattutto in situazioni sconosciute o molto stressanti, come una guerra o una pandemia globale. Il nostro cervello categorizza automaticamente persone e circostanze pesanti e/o nuove, creando degli stereotipi, spesso e volentieri sbagliati: vi sarà sicuramente capitato di vedere un uomo dall’aria mediorientale con la barba lunga e di aver automaticamente collegato quest’immagine al terrorismo islamico. È difficile scardinare certi preconcetti e determinate barriere mentali perché l’essere umano è stato programmato a “giudicare” dalle apparenze a livello evolutivo, per difendersi da eventuali predatori o pericoli. Al giorno d’oggi, però, non siamo più dei cavernicoli analfabeti (o almeno, non tutti noi) e in teoria abbiamo un quoziente intellettivo maggiore rispetto a quello di Lucy l’australopiteco.

A parte gli scherzi, i complotti sono un fenomeno psicologico interessante e inquietante allo stesso tempo: “[…] all’inizio di ogni teoria del complotto c’è una sfiducia di base tra due gruppi sociali. Questa sfiducia aumenta fino a diventare una credenza nella cospirazione, che presuppone che un gruppo abbia cospirato contro un altro gruppo per nuocere ad esso. L’avversario su cui ci si è concentrati è presumibilmente malvagio, potente e subdolo. E commette crimini segreti ovunque e in ogni momento. […]”

I cospiratori possono essere suddivisi in quattro categorie:

“I perseguitati”, che spesso si sentono soli e abbandonati e presentano delle tare psicologiche.

Gli “illuministi ossessionati”, convinti di aver scoperto una cospirazione che vogliono smascherare a tutti i costi. A mio avviso essi sono il gruppo di cospiratori più diffuso, dato che si tratta proprio dell’insospettabile zio su Facebook, che cercano di dimostrare le loro idee bislacche su Internet e mettere insieme fonti strampalate (senza alcuna base scientifica). Ho già parlato dell’importanza (nociva) degli algoritmi dei social media nel mio primo post, che aumentano enormemente la visibilità e l’arroganza dei cospiratori. Se volete sapere perché, cliccate qui.

– Il terzo gruppo è quello degli “opinion leader”, che si costruiscono una visione del mondo personale e influenzano i loro seguaci.

– Il quarto e ultimo gruppo, il più pericoloso, è formato dai “cacciatori di streghe”. Un esempio lampante nella storia è stato il domenicano Heinrich Kramer (Enrico Istitore nella letteratura italiana), che scrisse il Malleus Maleficarum. Chiunque fosse sospettato di essere una strega nel XVI o XVII secolo veniva torturato e ucciso (le vittime erano soprattutto donne, che sorpresa). Anche al giorno d’oggi, purtroppo, esistono ancora molti cacciatori di streghe, basti pensare a famosi politici, di cui, però, parlerò in un altro post.


Ogni giorno mi chiedo come rimanere sani in un periodo instabile come questo. Ogni giorno bisogna discutere, cercare di non impazzire e di non strozzare qualcuno in treno o al supermercato. La gente ha iniziato a nutrire uno strano fetish per la carta igienica e i rigatoni Barilla. Zia Pina posta video che “rivelano la verità sui vaccini” e magari il vicino di casa inneggia al fascismo. Che fare? Bella domanda. Non lo so nemmeno io. Come ho già accennato, fare una pausa dai social media aiuta a mantenere il proprio equilibrio psicologico. Fate un bagno caldo. Accarezzate il gatto. Vi direi di fare yoga, ma lo yoga mi fa abbastanza schifo (forse perché una sequoia è più flessibile di me). Cantate, ballate, urlate. Se trovate un buon metodo per scaricare la tensione fatemi un fischio. Se trovate il vaccino contro il virus pure. Pregate Dio Spaghetto che non vinca Trump domani e andate in pace.
Ci sentiamo lunedì prossimo!

P.S. E voi come vi comportate con i cospiratori e tutti coloro che credono di avere la verità in tasca? Provate a instaurare un dialogo o lasciate perdere? Sono curiosa!

Foto in evidenza: (C) Claire Mueller

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